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San Bartolomeo Apostolo era di Cana, in Galilea. Intorno alla figura del Santo, che nei Vangeli Sinottici (Matteo, Marco e Luca) è citato solamente nelle liste dei dodici Apostoli di Gesù, L'Evangelista Giovanni,che lo chiama Natanaele, è quello più largo di notizie, perchè ci narra del suo incontro con il Maestro. La presenza dei due nomi attribuiti al Santo trova spiegazione nel fatto che Bartolomeo è patronimico (dall'aramaico, Bar, figlio e Talmai,valoroso," figlio valoroso"), mentre Natanaele è il nome personale, di origine ebraica e dal significato di "Dono di Dio". L'adesione di San Bartolomeo alla dottrina predicata da Cristo non è immediata; del suo primo incontro con il Maestro ne paela Giovanni (Giov., 1, 45-50): Filippo incontrò Natanaele e gli disse: "Abbiamo trovato colui di cui hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nàzaret"


Natanaele esclamò: “Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”. Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Natanaele gli domandò: “Come mi conosci?”. Gli rispose Gesù: ” Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Gli replicò Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!”. A seguito di questo incontro, ritroviamo Bartolomeo scelto da Gesù con gli altri undici discepoli, per farne i suoi inviati, gli Apostoli; gli Atti lo elencano a Gerusalemme insieme con i suoi compagni, “assidui e concordi nella preghiera”, ma dopo questa citazione, su di lui cala il silenzio dei testi canonici. Leggende successive, forse storicamente inattendibili, lo vedono missionario in India, Asia Minore e Mesopotamia. Le fonti su di lui e sulla sua morte sono varie e discordanti; in Armenia avrebbe convertito il fratello del re, esorcizzandone la figlia, e per questo sarebbe stato scorticato vivo e decapitato; il barbaro modo in cui venne martirizzato, diverso a seconda delle fonti, ha fatto fiorire fantasiose leggende ed una ricca iconografia. La più interessante è la volgarizzazione della Leggenda Aurea di Jacopo

da Varagine (1230-1298) per opera di Nicola Manerbi (XV sec.), in cui addirittura compare la descrizione di San Bartolomeo. Li capelli suoi sono negri e crispi, la carne è candida, li occhi sono grandi,el naso uguale e diricto, la barba longa; ha pochi pili canuti, di statura equale.

Nella narrazione del Manerbi, c’è un altro elemento da non sottovalutare, il miracoloso ritrovamento delle ossa del martire ad opera di un santo monaco:

Ed egli, ritrovando tutte le cose secondo che dicto li aveva l’apostolo, pigliò esse ossa dell’Apostolo e, montando sopra una nave, le transportò a Benivento, dimetrapoli della Puglia. Ma ora, al presente, si dice essere tale corpo a Roma, benché ancora affirmano li beniventani avere tale corpo.

In effetti, risulta che proprio Benevento sia stata, fin dal passato, una delle maggiori promotrici del culto di San Bartolomeo e della trasmissione di alcune delle più diffuse notizie leggendarie e miracolose, legate alla vita del Santo. Nell’iconografia, San Bartolomeo viene spesso rappresentato nell’atto del martirio, con un coltello in mano, o mentre stringe a sé la sua stessa pelle, come se fosse un mantello. La sua leggenda è ricordata anche nel Giudizio Universale della Sistina: il Santo mostra la pelle di cui è stato “svestito”, e nei lineamenti del volto, deformato dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto rappresentare il proprio autoritratto. San Bartolomeo è patrono di conciatori, calzolai e di tutti coloro che hanno a che fare con il cuoio, nonché dei sarti. Viene invocato come guaritore da spasmi, convulsioni e possessioni.

La ricorrenza del Santo viene festeggiata dalla Chiesa il 24 agosto.